La rassegna del cinema sloveno in Italia 2026
La rassegna, anche nel 2026 rinnova il proprio impegno nel connettere il pubblico, promuovere il dialogo interculturale e sostenere la diffusione del cinema sloveno contemporaneo nello spazio internazionale.

La cinefilia è un fascio di luce che attraversa il buio della sala e unisce amici nonché sconosciuti nella stessa storia. Nel crocevia transfrontaliero in cui si intrecciano storia e vita quotidiana, la Rassegna del cinema sloveno in Italia apre da anni uno spazio di incontro tra due culture: i film sloveni contemporanei attraversano le lingue, arricchiti da sottotitoli in italiano. Il programma propone opere recenti, incluse le produzioni premiate al Festival del cinema sloveno. Ogni proiezione consente di guardare il mondo da una posizione leggermente diversa dal solito.
Dopo l’intenso anno della Capitale europea della cultura GO! 2025, la rassegna nel 2026 non si ferma, ma amplia i propri orizzonti. Oltre a Gorizia, dove le proiezioni si svolgono presso il Palazzo del Cinema – Hiša filma, il programma fa tappa anche a Trieste al cinema Ariston, in collaborazione con La Cappella Underground e lo Slovenski klub, a Udine presso il Visionario, a Pordenone con l’associazione Cinemazero e a San Pietro al Natisone con l’Istituto per la cultura slovena. Una rete articolata di spazi che respirano il cinema – dalle sale cinematografiche urbane ai centri culturali transfrontalieri che assieme formano una mappa della creatività cinematografica contemporanea in Friuli-Venezia Giulia.

Nella settimana di apertura, il 19 marzo 2026 alle 20.00, presso il Palazzo del Cinema – Hiša filma di Gorizia sarà proiettato il lungometraggio d’esordio Ida, così stonata che pure i morti si son svegliati e insieme han fatto una cantata (Ida, ki je tako grdo pela, da so še mrtvi vstali od mrtvih in zapeli z njo), della regista Ester Ivakič. L’evento si svolgerà alla presenza degli autori. Il film ha avuto la sua prima mondiale al Festival di Cottbus, quella slovena al festival LIFFe e quella italiana al Trieste Film Festival. Toccante e poetica, la storia segue Ida, una bambina di dieci anni che cresce nella campagna slovena e crede che il misterioso canto angelico proveniente dal vicino cimitero mantenga in vita la nonna. Il film sarà nuovamente proiettato nell’ambito della rassegna il 20 marzo a Gorizia e il 25 marzo a San Pietro al Natisone.

Il documentario Sarajevo safari del regista Miran Zupanič avrà la sua prima italiana il 25 marzo 2026 a Pordenone, nell’ambito del festival Pordenone Docs Fest. L’opera, intensa e sconvolgente, porta alla luce una delle storie più taciute dell’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1996: l’esistenza di un gruppo di facoltosi stranieri che avrebbero pagato per poter sparare agli abitanti della città assediata. Nell’ambito della rassegna il film sarà successivamente proiettato il 14 e 16 aprile a Gorizia, e il 29 aprile a San Pietro al Natisone, in entrambi i luoghi alla presenza dell’autore. La promozione del film in Italia si svolge in collaborazione con la piattaforma OpenDDB.

A maggio arriva anche il dramma satirico Rubare la terra (Zemljo krast), diretto da Žiga Virc e scritto da Iza Strehar. Il film racconta l’incontro tra due famiglie, nato da una lite infantile durante il gioco del “rubare la terra”. Quando uno dei bambini dichiara di essere la Palestina, il gioco innocente si trasforma in uno specchio del mondo contemporaneo. La serata si evolve in un acceso confronto ideologico, dove ogni parola diventa un’arma e il soggiorno di casa si trasforma nel palcoscenico delle tensioni sociali del nostro tempo. Il film sarà proiettato il 7 e 8 maggio a Gorizia, (il 7 maggio) alla presenza degli autori e il 27 maggio a San Pietro al Natisone.
La rassegna, organizzata dal Kinoatelje in collaborazione con l’Ufficio del Governo della Repubblica di Slovenia per gli Sloveni d’oltreconfine e nel mondo, il Centro cinematografico sloveno, e la Regione Friuli-Venezia Giulia, anche nel 2026 rinnova il proprio impegno nel connettere il pubblico, promuovere il dialogo interculturale e sostenere la diffusione del cinema sloveno contemporaneo nello spazio internazionale.
Ida è una vivace bambina di dieci anni che cresce nella campagna slovena, dove vive con i genitori e la nonna, il suo più grande sostegno. Quando la salute della nonna peggiora improvvisamente, Ida si convince che solo il misterioso canto proveniente dal vicino cimitero possa aiutarla. Decide così di unirsi al coro scolastico, ma la sua voce è talmente stonata che viene respinta al provino. Sospesa tra realtà e mondo magico, Ida dovrà confrontarsi con la perdita e con i cambiamenti che fanno parte della crescita.
Sarajevo safari
Tra i numerosi episodi drammatici dell’assedio di Sarajevo (1992–1996), è rimasta a lungo nascosta al più vasto pubblico la vicenda dei cosiddetti “safari umani”. Pochi sapevano che, sul fronte serbo, accanto all’Esercito della Republika Srpska, ai volontari e ai mercenari, operava anche un piccolo e misterioso gruppo. Si trattava di facoltosi stranieri che pagavano somme ingenti per avere la possibilità di sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata.
Due coppie di genitori si incontrano per discutere di un episodio avvenuto a scuola. I loro figli stavano giocando a “rubare la terra”, un gioco tradizionale in cui i bambini disegnano territori nella sabbia e li conquistano finché non resta un solo vincitore. Quella che dovrebbe essere un’innocente attività infantile si complica quando uno dei bambini dichiara di essere la Palestina. All’improvviso il gioco diventa uno specchio del mondo, e i genitori si ritrovano coinvolti in un acceso dibattito. Il vino scorre, le tensioni aumentano, le alleanze si formano e si spezzano. Il soggiorno si trasforma in aula di tribunale, campo di battaglia e confessionale. Le maschere cadono, le convinzioni si rivelano, e il più piccolo dei giochi infantili apre le più grandi questioni del nostro tempo.
Una tagliente satira da camera, girata in soli due giorni, che rivela quanto sia fragile la tolleranza e quanto rapidamente una conversazione quotidiana possa trasformarsi in una lotta per il territorio ideologico.