SLOITA

Miren dan, 2018

reg. Jan Mozetič

 

Regia, fotografia, montaggio: Jan Mozetič

Assistente alla regia: Urban Košir

Sceneggiatura: Jan Mozetič, Miha Kosovel

Scenografia: Vasja Kokelj, Anton Špacapan

Costumi: Maria De Fornasari, Mateja Čibej

Trucco: Hermina Kokaš

Musiche originali: Samo Kutin, Ana Kravanja

Tecnico del suono: Tomi Novak

Progettista del suono: Havir Gergolet

Elaborazione immagini: Gianandrea Sasso

Elaborazioni di laboratorio: Transmedia Production

Effetti speciali: Fabio Bressan

Produttori: Aleš Doktorič, Mateja Zorn

Finanziato da: Občina Miren-Kostanjevica

Il film è stato realizzato grazie a: Slovenski filmski center

Coproduzione: M.B.E. d.o.o., Zavod Kinoatelje

 

Anno: 2018

Durata: 90'

Lingua: Sloveno

Formato: DCP, 1:1.85, č/b in barvni

Mix: DOLBY SR

 

Sinossi

In un paese di confine, colpito dalle bizzarie della storia, dove perfino il cimitero fu diviso a metà tra la nascente Jugoslavia socialista e l'Italia, emergono, nell’arco di una giornata silente, gli intrecci di storie complesse che sembrano fluttuare in mondi paralleli.

Incastonati in una natura lussureggiante, piccoli accadimenti quotidiani fanno riemergere ricordi che riempiono la casa vuota di Natalia. Quella dell’ex bodybuilder vegana Gala sembra invece inghiottita dentro il monitor di un pc. Mentre il postino sta riflettendo al bar sui destini della comunità, Tjaden cerca di sfuggire alla propria noia solitaria con spettacolari voli della fantasia. Matteus invece, quando rientra a casa e smette di fare l'operaio, raggiunge in meditazione universi paralleli. Sui bordi delle rosseggianti alture carsiche e lungo le sponde del fiume Vipava si aggirano silenziose sentinelle, dedite a pattugliare i confini di un villaggio, dove le barriere tra il visibile e l'invisibile si fanno sempre più confuse. Ma è con Janko che la regola della ragione sparisce definitivamente, persa nel denso fumo di sigaretta che si diffonde nelle sue stanze, da cui prendono forma esseri misteriosi.

In una delle moderne provincie globalizzate, che le capitali fanno sempre più fatica a capire, creature solitarie cercano la propria redenzione, incagliate tra i confini della storia personale e quella collettiva.

 

Commento del regista al film

Miren è un paese che già nel suo nome (in sloveno significa »calmo«) ha l'apparente condanna a essere un luogo tranquillo, sereno, noioso. Un luogo marginale, e perciò per me importante.

Miren è parte di una zona contaminata da culture differenti, costantemente solo sfiorata dalla grande Storia. Nel secolo scorso è invece passata dalla sospensione dell’Impero Asburgico alla linea del fronte nella Prima guerra mondiale per poi essere sconvolta anche durante la Seconda. All'epoca di Tito è seguita quella del processo di indipendenza slovena, nel quale alcuni personaggi del film sono stati seppur indirettamente coinvolti,

Ho deciso di non affrontare questi argomenti in maniera diretta, ma di lasciarli scivolare là dove di solito sono, ai margini delle vite di tutti i giorni.

Nelle zone di periferia, oggi sempre più influenti nel fare la Storia, la vita si sviluppa diversamente rispetto a quella nelle grandi città. Indipendemente da ciò che pensa la Storia, nel villaggio il tempo ha il potere di rallentare e, nonostante l'influenza di internet, le distanze continuano ad aumentare. Perciò alcuni individui acquisiscono un respiro che permette loro di interpretare la realtà in modo più creativo. È un'esigenza necessaria, sentita, disperata, talvolta folle ed estrema. Un esercizio spesso solitario, raramente aperto, inclusivo.

Il film è costruito attorno alle persone, alle paure e ai desideri che loro hanno deciso di condividere con me. Di ognuno ho ammirato da subito il coraggio e la peculiarità dei loro percorsi. Con alcuni ci conosciamo da anni, con altri ci siamo incontrati per la prima volta solo quando ho iniziato le ricerche per il film. Siccome ogni messa in scena è in definitiva arbitraria, l'unica cosa di cui mi potevo fidare era la coscienza del legame che ci univa. In fondo il film parla di connessioni ricercate, e mancate.

In passato la comunità era un insieme di persone che condividevano sopratutto delle storie e un territorio. Nel momento in cui le storie si sono moltiplicate hanno creato universi personali diversificati e incompatibili. Può allora un territorio bastare alla creazione di una comunità? O c'è anche qualcosa di più misterioso, magari di rimosso che è capace, al di là delle storie, dei rituali, dei simboli, di far collimare ciò che crediamo privato con ciò che è collettivo?