SLOITA

Villi Hermann, Svizzera

Premio Darko Bratina. Omaggio a una visione 2015


MOTIVAZIONE DEL PREMIO 2015
 

Il cinema di Villi Hermann affascina, perché è un cinema rigoroso, di precisione ma che si distingue per la sua capacità di spiegare il senso delle cose, e pur essendo godibile è un cinema culturale che quasi nulla concede al commerciale. Lo sguardo di Villi Hermann indaga le confluenze multiformi tra il microcosmo di una regione svizzera, quella ticinese - contraddistinta dal meticciato linguistico e culturale, appartata e tuttavia coinvolta dalla storia - e il macrocosmo abbagliante del mondo. Una intersezione, quella tra il locale e il globale, che dice come i due mondi siano sempre uno l'altra faccia dell'altro.

Villi Hermann dimostra di conoscere e dare valore al proprio meridiano di partenza, alla propria storia e al proprio ambiente, ma di non tener in gran conto i confini geografici e culturali che per un uomo e un cineasta di frontiera sono sempre ostacoli da superare. Non sono tenuti in grande considerazione neanche i confini abituali tra documentario e finzione, tra cinema di genere e cinema d'autore perché tutti si nutrono di valori comuni e hanno il loro fondamento nella padronanza del mezzo e nella consapevolezza politica dell'accadere sociale

 

VILLI HERMANN, NON SOLO REGISTA DI FRONTIERA
 

La politica, la società, l'immigrazione, la storia, il rapporto con i padri, la lingua italiana, l'arte, la fotografia. Sono i temi che percorrono il cinema del regista svizzero Villi Hermann, sviluppati nel corso di una carriera lunga oltre 40 anni che l'ha reso uno dei grandi cineasti del suo Paese.

Hermann, nato a Lucerna nel ’41, studi d'arte tra Germania (Krefeld), Francia (Parigi) e Londra negli anni '60, ha scelto di stabilirsi nel Canton Ticino, l'unico di lingua italiana della Confederazione elvetica. Dopo alcuni cortometraggi, trova la strada nel documentario, legato al contesto sociale e politico del tempo, con i movimenti migratori di lavoratori italiani verso la Svizzera (già affrontati da Alexander J. Seiler con “Siamo italiani” nel 1964) ed esperienze di produzione artistica collettiva. Questa tensione si esprime soprattutto in “Cerchiamo per subito operai, offriamo…” (1974) e “San Gottardo” (1977, Pardo d’argento al Festival di Locarno), che lo portano all'attenzione dei festival e della critica. Il secondo anticipa una delle costanti stilistiche del regista, la fusione di finzione e documentario, l'impiego di più linguaggi a costruire un discorso unitario e compatto. I lavori in corso per la costruzione del tunnel stradale, filmati in modo documentaristico, si intrecciano in “San Gottardo” con ricostruzioni (veri “tableaux vivants”) dello scavo del traforo ferroviario circa un secolo prima con scioperi, come quello del 1875, repressi dalla milizia. L'attenzione all'immigrazione e ai confini, una costante del suo cinema, oltre al vivere su una frontiera geografica, culturale e linguistica, lo fanno etichettare come un “regista di frontiera”: una definizione che ben rende, se interpretata in senso ampio e non restrittivo, il senso della sua attività. Un cineasta molto interessato all'arte, molto attento agli aspetti compositivi dei suoi film, alla ricerca e anche al lato tecnico dei suoi lavori.

Il passo successivo per Hermann è il lungometraggio di finzione con “Matlosa” (1981) con Omero Antonutti e Flavio Bucci, in concorso alla Mostra di Venezia. Una storia simbolica ed evocativa sulla perdita del rapporto con le radici e una conseguente perdita di identità. Un film sul progresso e sullo smarrimento, così fuori moda allora da essere ancora attuale e un finale che è un grido di rabbia e paura e insieme è carico di tenerezza.

Più narrativo e intimista è “Innocenza” (1986) con Enrica Maria Modugno, Alessandro Haber e Teco Celio, tutto basato sulle mezze tinte, una piccola storia quasi d’amore. In un villaggio sul lago arriva una nuova, bellissima maestra, che attrae le attenzioni di tutti, compreso il quindicenne Luca, che scopre la sensazione dell’innamoramento. Quando entra in gioco il suo amico Titta, le cose si complicano e la rivalità tra i due adolescenti si deve confrontare con le chiacchiere di paese.

Nel 1989 arriva “Bankomatt” con Bruno Ganz, Omero Antonutti e Francesca Neri, in concorso al Festival di Berlino. Un noir anomalo e molto interessante nella costruzione delle atmosfere e dei personaggi: da due giovani che rapinano un distributore di benzina si arriva a un colpo in banca guidato da un vendicativo ex bancario (Ganz).

Negli anni '90 Hermann ha costituito una sua casa di produzione a Lugano, la ImagoFilm, ed è tornato a dedicarsi al documentario. Tra le opere “Tamaro. Pietre e angeli. Mario Botta Enzo Cucchi” (1998), “Luigi Einaudi. Diario dell'esilio svizzero” (2000), “Mussolini, Churchill e cartoline” (2003), “Sam Gabai. Presenze” (2005). Il viaggiare, il guardare orizzonti anche lontani, si è spinto in tempi recenti a Oriente, sempre utilizzando fotografi svizzeri (aveva già fatto film su Jean Mohr e Christian Schiefer) come guida. Sono nati così “From Somewhere To Nowhere” (2009) e “Gotthard Schuh. Una visione sensuale del mondo” (2011), i più recenti. Il primo è un documentario sulla Cina, realizzato seguendo in tre differenti viaggi il fotografo svizzero tedesco Andreas Seibert specializzato in reportage dall'Oriente. I due percorrono il paese asiatico, partendo da Canton, per ritrarre i migranti interni che si muovono dalle campagne alle megalopoli in espansione. Un fenomeno che riguarda circa 200 milioni di persone, stranieri nel loro stesso paese, spesso costretti a nascondersi, a dormire nei luoghi di lavoro e ad assenze anche molto lunghe dalla loro famiglia. Un film di viaggio sorprendente per chi s’aspetta un ritratto d’artista o un resoconto magari a tesi: lo sguardo da cineasta curioso spazia libero, passa a volte attraverso il doppio obiettivo della macchina fotografica e della videocamera digitale, ma coglie in profondità le vite dei migranti e la Cina odierna con le sue trasformazioni continue.

Sulle tracce di un altro fotoreporter, stavolta del passato, Hermann si è mosso per il film successivo, che rende la “visione sensuale del mondo” catturata da Gotthard Schuh tra la fine degli anni '30 e gli anni '40. Un fotografo che in anni di persecuzioni e guerre in Europa scattò immagini di un Oriente genuino.

Negli ultimi anni Hermann si è anche dedicato alla produzione di registi ticinesi esordienti, Erik Bernasconi, Niccolò Castelli e Alberto Meroni, un lavoro che esprime la volontà di dare continuità alla scena svizzera di lingua italiana.

Nicola Falcinella


FILMOGRAFIA


2012 Gotthard Schuh. Una visione sensuale del mondo
2008 From Somewhere to Nowhere
2006 Pedra.Un reporter sans frontières
2006 Greina
2005 Sam Gabai. Presenze
2004 WALKER. Renzo Ferrari
2003 Mussolini, Churchill e cartoline
2000 Luigi Einaudi. Diario dell’esilio svizzero
1998 TAMARO. Pietre e angeli.Mario Botta, Enzo Cucchi
1997 Giovanni Orelli. Finestreaperte
1996 Per un raggio di gloria
1992 En voyage avec Jean Mohr
1989 Bankomatt
1986 Innocenza
1981 Matlosa
1980 Es ist kalt in Brandenburg (Hitler töten) soavtor
1977 San Gottardo
1974 Cerchiamo per subito operai, offriamo...
1970 24 su 24 – Il contrabbandiere
1970 10ème Essai
1969 Fed up

 

Catalogo su Villi Hermann (SwissFilms)


Catalogo su Villi Hermann (SwissFilms)